Inserito da: Manuel | 15 Febbraio 2008

Schiavi e replicanti

PREMESSA 

Dal dizionario della lingua italiana Sabatini Coletti

Replicante: replicante[re-pli-càn-te] s.m. e f. Nel l. della fantascienza, creatura artificiale che riproduce perfettamente fattezze e comportamenti umani.

Schiavo: schiavo[schià-vo] agg., s.agg. 1 Che è in una condizione di asservimento; che ha perso la libertà e l’indipendenza politica. 2 estens. Che soggiace alla volontà altrui o vive in condizioni umilianti.3 fig. Che vive in condizioni di asservimento o di dipendenza rispetto a un vizio, a un’abitudine, a un vincolo materiale: essere s. del gioco, delle passioni. 

1 In passato, persona che, appartenendo giuridicamente a un’altra, era priva di ogni diritto civile e dipendente dalla volontà e dall’arbitrio del proprietario. 2 fig. Servo, succube.

ELABORAZIONE 

Due vocaboli diversi, due parole che affibbiate ad un unico individuo, “sei uno schiavo replicante”, possono sembrare più che offensive , immaginiamo se venissero affibbiate ad una categoria di lavoratori, quelli che ogni giorno, sprecando fiumi di inchiostro, “replicano” la vita degli altri, la raccontano dettagliatamente, morbosamente, mentre non vivono la loro, mentre in realtà sono “schiavi” di loro stessi, delle loro paure, dei loro problemi, della loro “scienza e coscienza”. Ma anche “schiavi” del padrone, di chi li paga per il lavoro che fanno, di chi ci paga per quello che scriviamo. “Schiavi” del precariato, dell’incertezza per il futuro. Costretti a subire “perché altrimenti dove vado”. Ma ci sono forme diverse di schiavitù e tipi diversi di replicanti. Sarà il periodo difficile, saranno i problemi (in molti mi criticano per il mio costante pessimismo), sarà tutto quello che volete ma in questo momento vedo nella mia professione, quella “dell’artista della penna biro”, troppi schiavi e infiniti replicanti, (in queste due categorie mi includo). Perché, è inutile negarlo, con il lavoro che facciamo molto spesso siamo “schiavi” delle scelte degli altri, di come bisogna trattare questa o quella informazione, questa o quella notizia, “schiavi” dei superiori, spesso impreparati, ma pur sempre superiori. Sì, certo, puoi sempre rifiutare, puoi sempre togliere la firma, ma lo sappiamo bene ci sarà sempre qualche altro “schiavo” che farà il lavoro sporco. Siamo “schiavi” perché innamorati di una professione, di un’idea, di una voglia di raccontare di scrivere, ma anche “schiavi” di noi stessi, della voglia di apparire, di farsi conoscere. Siamo “schiavi” delle notizie che ogni giorno si rincorrono e si susseguono una dopo l’altra.

Esistono poi le altre forme di schiavitù nel mondo “degli artisti della penna biro”: gli “schiavi” del precariato.
Quelli che restano aggrappati a questo o quell’articolo, a questa o quella testata, pur di lavorare, visto che i posti scarseggiano. “Schiavi” di un possibile ricatto legato alla speranza di un’assunzione che poi non arriva mai o che viene posticipata all’infinito, mentre gli anni passano e tu non sei più lo “schiavo” di un tempo, quello che aveva l’entusiasmo, la voglia di correre, il fiuto di un cane a caccia di notizie. Poi ci sono gli “schiavi” del posto a tutti i costi, quelli che pur maltrattati, bastonati, non pagati, insultati, non alzano mai la testa, anche quando hanno tutta la forza contrattuale
per farlo. Meglio rimanere in silenzio a subire “tanto sto a casa mia” anziché rischiare di far abbassare il sipario su qualche esperienza traballante e, molto spesso, destinata a fallire. È una questione di esperienze: c’è chi preferisce reagire mettendo a rischio il proprio posto e c’è chi invece, legittimamente, preferisce subire, coltivando il suo piccolo “orticello dell’incertezza”. Preferisce vivere nel terrore di perdere il posto, di non essere pagato o di essere spostato di settore-regione-mansione. Preferisce, quindi, essere e rimanere “schiavo”. Di “replicanti” il mondo è pieno, di automi che vivono una vita sempre uguale fatta di una costante e quasi irreale routine, ma nel mondo degli “artisti della penna biro” il replicare è una cosa normale. Di fatto quando scriviamo di un incidente, raccontiamo di una vita spezzata, diventiamo dei replicanti, raccontiamo e, per brevi momenti, viviamo la vita di qualche altra persona, cerchiamo di raccontare le emozioni di altri, per farne emozionare altrettanti. Ma noi quante di quelle emozioni abbiamo realmente vissuto? In molti casi è meglio non viverne, in altri, forse, sarebbe stato meglio, ci saremmo immedesimati, evitando particolari morbosi che accentuano il dolore, ma lo sappiamo è solo una questione di “scienza e coscienza”, una questine di deontologia, direbbero i sapienti che sembrano non aver mai vissuto alla periferia dell’impero. Anche le stesse notizie si replicano costantemente, elezioni, incidenti, referendum, scudetti, polemiche, scioperi, a volte sono addirittura stagionali, vacanze, turismo, saldi… una replica della replica… una copia della copia…

Tutto questo è solo un momento di autocritica, dovuto sicuramente ad uno stato d’animo particolare, alle difficoltà già superate e a quelle ancora da affrontare…
ma è solo un momento in piena notte…
nessuno si è accorto di nulla…
le catene si sono allentate e il chip che ho in testa ha le batterie scariche…
domani sarà tutto diverso…
tornerò ad essere lo SCHIAVO REPLICANTE di sempre…

Roy il replicante di Blade Runner osserva Deckard, lo guarda negli occhi e dice: “Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo”.
 

Ormai la professione è decisamente cambiata, dai giovani carini e disoccupati, si è passati ai giovani meno carini e spregiudicati. Se fino a qualche anno fa per diventare giornalisti bisognava fare della vera gavetta, passando per conferenze stampa pessime, testine di morti e una morbosa caccia alle informazioni, adesso sembra che molti giovani colleghi siano nati con la penna in mano (e la presunzione in faccia). “Io riesco a fare tutto”, “non ci sono problemi”, “è che ci vuole a tirare fuori questa notizia”, “a me non interessa di come esce l’articolo, faccio quello che mi dicono”, sono solo alcune delle frasi che si sentono dire. A molti di noi basterebbero solo queste parole per “cestinare” qualche giovane collega, per molti altri, invece, queste parole sono una specie di “messaggio codificato” che arriva loro direttamente al cervello. Così possono spingere “in quel luogo dove nessun uomo-giornalista è mai giunto prima” questi giovani carini e spregiudicati, premerli come grilletti di pistole… Bam, un sol colpo e in prima pagina compare quel bel titolo di quella bella notizia non verificata. Il collega e amico cfdp nel suo ultimo post scrive proprio di questo. Credo che il modo di fare informazione negli ultimi anni sia decisamente cambiato, come è cambiato il modo in cui intraprendere questa professione. Certamente anche i lettori si sono trasformati e leggendo le pagine dei giornali il loro identikit potrebbe essere questo: occhi spalancati come assuntori di droghe o psicofarmaci, sguardo avido e affamato di informazioni, vere o false che siano non importa… l’unica cosa importante è che il titolo sia forte, la notizia sia un pugno nello stomaco, parli di sesso, violenza, dolore, sofferenza, tutto rigorosamente condito con particolari agghiaccianti… Almeno così al bar si può parlare di qualche cosa. Sicuramente ho un pochino esagerato… forse anche io tra qualche anno potrei lasciarmi influenzare dal “lato oscuro del giornalismo”, ma per il momento, preferisco starne fuori.

Inserito da: Manuel | 21 Novembre 2007

Senza parole… bis

Dall’edizione di Treviso del Gazzettino di oggi:

Il 16 novembre un autotrasportatore …
Il 16 novembre un autotrasportatore di Cuneo muore schiacciato da un carico di legname a Godega Sant’Urbano e in una nota diffusa dall’Ansa il capo di gabinetto del ministro del Lavoro afferma che «l’impegno nel contrasto degli infortuni sul lavoro è stato e continuerà ad essere uno dei principali obiettivi del Governo». L’altro ieri un muletto schiaccia e uccide un operaio coneglianese di 40 anni in un centro commerciale a Pieve di Soligo ed è ancora l’Ansa a diffondere una nota, con dichiarazioni attribuite questa volta al ministro del Lavoro Cesare Damiano. Il ministro afferma che «l’impegno nel contrasto degli infortuni sul lavoro è stato e continuerà ad essere uno dei principali obiettivi del Governo».È comprensibile che, viste dal balcone di un ministero romano, le morti sul lavoro in provincia di Treviso (tre in una settimana) siano uno dei tanti eventi importanti dei quali si devono occupare quegli uffici. Ma viste da Treviso quelle dichiarazioni del capo di gabinetto e del ministro suonano stonate, come un ritornello sempre identico da applicare a qualsiasi tragedia che coinvolga la sicurezza sul lavoro. Sono dichiarazioni che servono ai politici per mettersi in mostra, ma che cosa potranno pensare i familiari delle vittime, che sentono trattati i loro cari come un numero e non come persone?

cfdp

Le frasi di circostanza non le ho notate solo io…

Grande Carlo

Inserito da: Manuel | 20 Novembre 2007

Senza parole…

Il titolo della canzone di Vasco Rossi è decisamente appropriato per questo singolare ”rewind”, ma mentre Vasco di parole ne trova di continuo per scrivere canzoni indimenticabili, altri preferiscono ripeterle mandando indietro il nastro delle frasi di circostanza…

Godega di Sant’Urbano, 16 novembre 2007. Un 30enne autotrasportatore di Cuneo muore schiacciato da un carico di legname. L’ennesima morte sul lavoro.

Roma, 16 novembre 2007. Ansa In una nota il capo di gabinetto del ministro del Lavoro esprime “la propria commossa vicinanza ai familiari delle vittime” e ribadisce che “l’impegno nel contrasto degli infortuni sul lavoro è stato e continuerà ad essere uno dei principali obiettivi del Governo”.

Pieve di Soligo, 19 novembre 2007. Un operaio 40enne muore cadendo da un muletto. Ancora una morte bianca.

Roma, 19 novembre 2007. Ansa Il ministro del Lavoro esprime “profondo cordoglio ai familiari e colleghi di lavoro…”. Il ministro ribadisce che “l’impegno nel contrasto degli infortuni sul lavoro è stato e continuerà ad essere uno dei principali obiettivi del Governo”. 

Senza parole…

Inserito da: Manuel | 29 Settembre 2007

La pelata è uguale, ma non sono così vecchio. Vero?

Panoramix

Ahò, mi fate o no gli auguri? (momento autocelebrativo)

Inserito da: Manuel | 14 Agosto 2007

Nessuna Assicurazione, solo pacchi

A lungo tempo si è scritto e si è letto delle Assicurazioni troppo care, ma a volte bisogna “toccare con mano”, per avere un quadro completo della situazione. Il 10 agosto, (come molti amici che mi hanno sopportato negli ultimi giorni sanno), mi scadeva l’assicurazione dell’auto. La scadenza annuale, tanto che la mia agenzia mi aveva inviato il certificato di rischio, in modo da permettermi un eventuale cambio. Peccato che il documento sia arrivato (dolosamente?) tre giorni prima della scadenza. Ma non mi sono perso d’animo, visto che senza alcun sinistro stradale il premio era stato ritoccato, ho cercato di disdire l’assicurazione e, contemporaneamente, mi sono messo a fare preventivi con quelle online. Pazzesco, con una riuscivo a risparmiare ben 300 euro l’anno e con l’Epolis magra di questo periodo… Ho quindi iniziato a fare pressioni sulla mia agenzia e dopo un numero interminabile di telefonate mi ha finalmente dato l’ok… almeno così pensavo. In realtà mi ha chiesto tutta una serie di documenti impossibili da recuperare, una lista di cose da fare “altrimenti mandiamo la lettera dell’avvocato” che alla fine mi hanno portato a desistere… non prima di aver speso una ventina di euro di telefonate, aver insultato un buon numero di “precari” di tre call center e almeno cinque impiegati e impiegate della mia agenzia… tra queste anche la “simpatica” impiegata che venerdì pomeriggio alle 15, dopo che mi sono presentato in ufficio per pagare, mi ha detto di non poter incassare i miei soldi “s’incassa solo di mattina”, costringendomi a partire con due giorni di ritardo. Io ho incassato il colpo (anche se era pomeriggio)… incassandomi non poco… certo lunedì quando mi sono presentato all’alba per pagare e l’impiegata era in ritardo qualche piccola soddisfazione me la sono presa…
Piccolo vademecum assicurativo
Più il nome della compagnia è grosso più è difficile uscire dalla rete
Più la compagnia è grande più è lunga la voce registrata del numero verde
Più la compagnia è conosciuta… più saranno i giovani del call center che potranno farti aspettare in linea a spese tue… facendo alla fine cadere la telefonata…
Evito di aggiungere altro… Online ci sono tante agenzie con cui si risparmia davvero… giocate d’anticipo.

Inserito da: Manuel | 14 Agosto 2007

Questa è la mia casa

Alla fine sono partito, ho lasciato la Marca e sono tornato a casa. Mi sono preso un mesetto per elaborare la situazione, cercare di tranquillizzarmi e ricaricarmi. Non è stato facile… non è stato semplice dire di tornare a casa, per un periodo relativamente lungo. Non è stato facile abbandonare abitudini, amicizie e tutto il mondo che da quattro anni mi circonda nel bene e nel male. Tornare a casa in Sicilia per delle vacanze forzate di cui avrei fatto volentieri a meno… Tornare a casa… poi bisogna capire qual è la mia casa… Ho pigiato sull’acceleratore come non mai e in sole 12 ore ho percorso quasi 1.300 chilometri… con un navigatore “telefonico” che segnava le tappe… (Grazie navigator sei unico). Partito alle 10, alle 15 circa ero già a 190 chilometri da Napoli… un vero razzo. Ma mai come in questa occasione il percorso è stato amaro, il serpente d’asfalto ha avvinghiato i mie pensieri costringendoli ad analizzare il presente, il passato e il futuro… un capitolo ancora da scrivere che spero riservi momenti migliori… Un periodo difficile quello appena trascorso, qualche altro mese di “sofferenza”, poi forse la “normalità”… Molti mi sono stati vicini in questo periodo e li ringrazio tutti, altri hanno preferito rimanere lontani. Meglio così. Adesso mi aspettano una serie di bagni, giornate al sole e più di qualche nottata di cazzeggio, almeno due granite con panna al giorno (caffè al mattino, gelsi o fragola di sera), qualche arancino e qualche caffè freddo… per lo shakerato dovrò aspettare un mesetto… quando tornerò a casa.

Il Treviso

Ammortizzatori sociali… Parole dal sapore amaro, parole che non lasciano spazi a dubbi: è crisi, crisi vera, con spiragli grigiastri all’orizzonte, con un futuro difficile da mettere a fuoco. La nostra bella esperienza, il nostro giornale, unico nel suo genere, la nave che sembrava veleggiare tranquilla verso isole lontane, si è arenata sugli scogli delle difficoltà. Forse bisognerà attendere mesi per solcare nuovamente i mari… forse… per il momento sono state mollate le scialuppe di salvataggio “gli ammortizzatori sociali” ma a bordo, nel corso dei mesi, rimarremo in pochi. Abbiamo perso e perderemo mozzi, marinai e capitani, che di coraggio, voglia di combattere e forza in questa nave ne hanno messa tanta. Un’ingiustizia… una vera ingiustizia… inutile additare o accusare… è la legge… la legge del precario… del “lavori sei mesi, poi altri sei e poi stai a casa”, una legge che se c’è crisi, come quella in cui siamo caduti, non può tutelarti… Ulteriori commenti sono superflui, io c’ero già passato e non mi sento adesso un privilegiato per la mia posizione… Dentro di me c’è solo amarezza. Nei prossimi mesi navigheremo su queste scialuppe approvate dal Ministero… E-Polis, quindi, rimane nel limbo iniziato il 17 luglio. Nel corso dei prossimi mesi c’è chi cercherà qualche boa a cui appigliarsi per non affogare, c’è chi invece avrà già calato la propria ancora di salvezza, altri invece continueranno a scrutare il mare nella speranza di poter gridare ancora una volta… terra…. E io? Io adesso sto finendo di rattoppare le ultime falle di questo lato di nave e nel frattempo cerco di rimanere a galla, ma il mare è in tempesta e ora dopo ora la corrente rischia di trascinarmi via… Gli amici hanno lanciato i salvagente… ma a volte penso di non aver la voglia e nemmeno la forza di afferrarli…

In bocca a lupo a tutti… il primo che vede terra faccia un fischio….

Manuel

Inserito da: Manuel | 27 Luglio 2007

Epolis, giornali, giornalisti, giornalai

Lunedì 16 luglio

Prepariamo tutto, confezioniamo le nostre pagine con l’anima, con il sudore di sempre, con la passione e la voglia di fare questo lavoro “socialmente attraente” (grazie Max), questo lavoro bello e maledetto. Cerchiamo di far presto, di chiudere tutto per telefonare e chiedere l’ultimo controllo alla prima pagina, una prima pagina che non vedrà nessuno, che non macchierà un foglio bianco, che non si moltiplicherà 25mila volte come ogni giorno dal 14 marzo dello scorso anno.

Martedì 17 luglio

L’incubo inizia presto, nemmeno il tempo di prendere il primo caffè e accendere una sigaretta. “Sai che e-polis oggi non è andato in stampa?”, mi scrive in un messaggio l’ultima superstite della vecchia concessionaria pubblicitaria. Cerco di respingere l’idea di un blocco dovuto alla crisi, e spero che sia un “problema tecnico”… ma la speranza dura solo poche ore. Alle 12.36 arriva la mail dell’editore “…sospensione della stampa di tutti i quotidiani E Polis”. Il resto sono assemblee, discussioni, incontri, decisioni, confronti, rumors, ma soprattutto tutto il resto è speranza, speranza di sopravvivere agli altri e a noi stessi, speranza che si infrange contro il muro delle difficoltà economiche.

Mercoledì 18 luglio

Percorriamo i primi metri di un tunnel in fase di costruzione, cercando di schivare le macerie, cercando di non fare troppo rumore, provocando il crollo definitivo. La speranza ci spinge a fingere che tutto si risolva in breve tempo e lavoriamo, facendo forza su noi stessi, cercando di scacciare il pensiero che anche il giorno dopo il nostro giornale uscirà. Si decide di andare comunque on-line “così dimostriamo di essere ancora vivi”, poi sono ancora incontri e assemblee e il futuro sembra sempre più amaro.

Giovedì 19 luglio

La corda a cui ci siamo aggrappati per continuare a lavorare si assottiglia sempre più, l’atmosfera diventa irreale, i problemi sempre più concreti. In assemblea si discute del nostro futuro, di un rilancio, ma anche di ammortizzatori sociali, di disoccupazione. Per molti sono parole pesanti, parole che forse chi non ha fatto altre esperienze ha letto o scritto sul giornale, mentre altri le hanno già scritte sulla pelle, come tatuaggi che segnano un percorso lavorativo lungo e difficile. Inizia la paura, l’uscita dal tunnel sembra essere sempre più lontana e lungo la strada le macerie sembrano aver ormai tracciato l’unico percorso possibile. Nonostante l’amarezza e lo sconforto andiamo ancora on-line.

Venerdì 20 luglio

Giorno dopo giorno svegliarsi e andare a lavoro diventa per tutti sempre più difficile, rapportarsi con gli altri colleghi, con le fonti, con chi ogni giorno ci forniva gli elementi per confezionare il nostro giornale diventa doloroso: “Ma allora quando uscite? Perchè non uscite? Ma cosa è successo?” queste le domande, le risposte le trovi in agenzia o su alcuni siti internet. Gli incontri e le assemblee si susseguono e di pari passo le speranze si assottigliano. Non andiamo nemmeno on-line… Le nostre tastiere rimangono in silenzio…

Sabato 21 luglio e giorni successivi

La situazione irreale in cui ci siamo trovati nei giorni precedenti diventa un limbo, una specie di purgatorio non si sa per quali peccati. Nella altre redazioni arrivano gli attestati di solidarietà, da noi c’è solo silenzio. Bisogna attendere qualche giorno perché qualcuno si svegli e faccia sentire la sua voce. La solidarietà dei colleghi amici non è mai mancata, i nemici invece fanno finta che il nostro giornale non sia mai esistito, mentre contano le 300 copie vendute in più per quell’eccesso di velocità o per quel morto… Che bella consolazione, c’è chi si accontenta di poco per andare avanti… mentre in 130 guardiamo alla finestra un futuro sempre più tortuoso… Io, tutti noi, preferiamo le difficoltà, a loro lascio solo la consolazione ricordando che i conti e le sfide si fanno sul campo.. Si brinda di solito per una vittoria ottenuta con sacrificio, non per una ottenuta a tavolino mentre gli avversari sono rimasti bloccati a causa del crollo di un tunnel.. speriamo che le macerie vengano spostate in fretta… Noi rimaniamo a bordo del nostro pullman
Il vostro Manuel

 

Inserito da: Manuel | 10 Settembre 2006

Press sempre più free

La notizia battuta nel pomeriggio dall’Adnkronos, devo dire che mi interessa personalmente e chi mi conosce sa bene anche perché.

“A Parigi free press anti-crisi, in Italia chieste misure strutturali contro declino dei quotidiani. Bollorè e Le Monde lanciano nuovi quotidiani gratuiti. La Francia come l’Italia nel settore dell’editoria per quanto attiene la diffusione dei quotidiani, che vede i due paesi agli ultimi posti in Europa, è il ‘boom’ della free press. Se nel nostro paese la diffusione dei giornali gratuiti ha superato le più rosee previsioni, con ricadute positive sui fatturati pubblicitari, anche in Francia si segnalano new entry con debutti in pista di lancio anche nel nostro paese: il gruppo E-Polis, già partito in Sardegna, nel Veneto, nella Lombardia orientale e a Firenze, sarebbe pronto ad uscire a Roma, dove sono già presenti ‘Leggò, ‘Metrò e ‘City’. Intanto in Francia il gruppo ‘Le Mondè e il finanziere bretone Vincent Bollorè, presidente di Havas, lanceranno ad ottobre un quotidiano gratuito del mattino a Parigi e nella regione parigina:il nuovo giornale dovrebbe essere l’avamposto della rete Ville plus, costituita di quotidiani gratuiti lanciati da alcuni organi di stampa regionali……”.

Evito di riportare tutta la situazione della diffusione della stampa francese e italiana, ampiamente snocciolata sull’agenzia, e mi soffermo su quanto considerato anche con altri colleghi: il mercato italiano, sembra essere saturo, anche se chi legge i quotidiani molto spesso non bada alla qualità del prodotto, acquistando meccanicamente e per abitudine sempre lo stesso giornale. A quel punto la differenza potrebbe essere fatta dal costo del quotidiano. Solo in pochi, forse pochissimi, comprano più quotidiani (salvo quelli di settore, acquistati da lettori in cerca di notizie specifiche), preferendo “risparmiare”. Diversa la situazione dei free press: come dicevano i colleghi di giornali gratuiti puoi prenderne quanti ne vuoi, dovrebbe essere poi il confronto, e quindi la qualità del prodotto, a fare la differenza per chi legge. Sta di fatto che i free press aumentano e c’è chi già corre ai ripari creando nuovi “angoli di concorrenza”. Chi vivrà….. leggerà…. (almeno si spera)

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